Logo missione Apollo XIII"Houston c'è un problema" questa la celebre frase con cui la missione Apollo 13 comunicava il cessato viaggio verso la Luna al centro controllo missione.

A 321.860 chilometri dalla Terra, uno dei quattro serbatoi dell'ossigeno del modulo di comando e servizio esplose. Di conseguenza l'equipaggio fu costretto ad annullare la missione di l'allunaggio, girare attorno alla Luna e prendere la spinta necessaria per tornare sulla Terra. 

Poiché il modulo di servizio era rimasto gravemente danneggiato dall'esplosione i tre astronauti furono costretti a trasferirsi nel modulo lunare "Aquarius" per utilizzarlo come navicella di rientro anziché che come mezzo di sbarco sulla luna.
Un viaggio, quello di ritorno, lungo; durato quattro giorni e pieno di difficoltà che fece stare col fiato sospeso il mondo intero.
La vicenda ha perfino ispirato Hollywood per un film di grande successo, tanto da essere considerato uno dei 1000 film migliori di sempre. Diretto da Ron Howard, con un cast di grande rilievo, il film riesce a trasmettere in modo intenso la drammaticità e la tensione di quei giorni di tensione e apprensione per la sorte dell'equipaggio.
In molti già all'epoca si erano posti la domanda di cosa sarebbe accaduto se le attività di salvataggio fossero fallite.
L'ipotesi più accreditata vedeva la perdita dell'equipaggio negli spazi profondi e freddi, congelati nella loro bara-modulo.

Riuscita tuttavia la complessa operazione di salvataggio, negli anni successivi si è continuato a speculare su cosa sarebbe potuto accadere. Diversi i libri e studi che continuavano a ipotizzare una deriva dello nello spazio della capsula lunare con le salme congelate dei tre fortunati astronauti.
Una recente ricerca pubblicata alcuni anni fa per il 40º anniversario del lancio della missione spaziale, avvenuta il 13 aprile del 1970, ha dimostrato in modo inconfutabile che le conclusioni a cui si era arrivati finora erano sbagliate.
La Analytical Graphics Inc ha condotto una serie di studi in collaborazione con Chuck Dietrich, uno degli operatori allora presenti al centro di controllo di Houston, per determinare quale fosse la rotta corretta del modulo lunare nel caso in cui le operazioni di salvataggio non avessero sortito gli effetti desiderati.
Una simulazione computerizzata condotta dai ricercatori di Filadelfia ha dimostrato che la forza di gravità della luna avrebbe rinviato il modulo verso terra condannandolo quindi non tanto al freddo siderale, quanto all'infernale caldo di un impatto con l'atmosfera terrestre e gli astronauti quindi avrebbero subito una sorte ben diversa da quella inizialmente supposta.
Non sarebbero tuttavia arsi vivi in quanto secondo le simulazioni l'Apollo 13, o meglio quanto ne rimaneva avrebbe incontrato l'atmosfera circa cinque settimane dopo l'incidente, più esattamente il 20 maggio del 1970, un lasso di tempo troppo lungo affinchè l'equipaggio potesse sopravvivere senza acqua e ossigeno nel modulo.