PianetaIl pianeta è ricoperto di tracce imponenti della grande capacità ed abilità della specie umana, ma anche segni della sua grande stupidità.

Qualche tempo fa parlammo del vulcano di fango che ininterrottamente riversa enormi quantità di materiale nelle zone circostanti costringendo migliaia di persone a trasferirsi in altri luoghi. Una serie di errori umani hanno innescato questa immane catastrofe.
Tuttavia non è la prima volta che durante delle perforazioni petrolifere errori di valutazione e iniziative azzardate hanno innescato catastrofi immani.


Nel deserto del Karakum, nel Turkmenistan c'è il villaggio di Derweze il cui significato è "la porta" secondo la lingua dei nomadi Teke che vivono in quell'area.
Agli inizi degli anni 70 del novecento un gruppo di geologi sovietici diede l'autorizzazione alla perforazione per la ricerca di gas naturale. L'intero territorio in effetti è molto ricco di questa risorsa.
Purtroppo dopo aver trovato un giacimento, il terreno intorno collasò aprendo un'enorme voragine. Un miscuglio di gas tossici comincò a fuoriuscire.
Al fine di evitare una catastrofe il gruppo di geologi decise di dar fuoco ai gas che fuoriescono dalla voragine.
Secondo i loro calcoli questa misura avrebbe scongiurato pericoli maggiori ed il fuoco nel giro di qualche giorno avrebbe esaurito la fuoriuscita di gas.
Il fuoco continua tuttora ad ardere ventiquattr'ore su 24 e di luogo è divenuto famoso come la Porta dell'inferno.


Centralia un piccolo paese della Pennsylvania fondato nel 1841 proprio al centro della regione mineraria di Columbia County.
Il paese venne fondato con l'apertura Bull’s Head Tavern da parte del pioniere Johnathan Faust, sopra un enorme giacimento di antracite.
Dalla fondazione, per generazioni il paese ha vissuto grazie all'estrazione di questo carbonfossile.
Nel 1962 qualcuno pensò di incendiare una discarica di rifiuti abbandonati all'interno di una fabbrica dismessa così le fiamme raggiunsero lo strato di carbonfossile presente nel sottosuolo e la catastrofe ebbe inizio.
Pian piano la situazione divenne insostenibile e sul finire degli anni 70 il paese divenne fantasma.
Le strade sono solcate da larghe spaccature, il terreno sconnesso e caldo esala fumo e monossido di carbonio. L'atmosfera è irrespirabile e dovunque c'è solo abbandono e degrado.


 Per rimanere in ambito minerario basta spostarsi in un altro stato degli USA, in Oklahoma, per l'esattezza nella città di Picher per trovare la città più tossica dell'intera nazione amaericana.
Una storia che ha inizio nel 1913 quando si scoprirono enormi giacimenti di piombo zinco.
Con prepotenza vennero allontanate le tribù indiane che abitavano quelle zone e alcune compagnie minerarie cominciarono i lavori.
Una cittadina crebbe nel giro di pochi anni le miniere resero benestanti gli abitanti della piccola città.
Un punto nevralgico e strategio cper gli usa nella produzione mineraria si rivelò Picher.
Dal 1917 al 1947 le miniere erano così attive che riuscirono a produrre ben 20 miliardi di dollari di minerali.
Durante il periodo bellico è da questo sito che l'esercito americano si riforniva per il piombo necessario alla realizzazione dei proiettili.
Oggi non restano che poche persone che si cerca di allontanare in ogni modo.
Purtroppo le falde sono state compromesse dall'acqua acida filtrata nel terreno. I torrenti trasportano acqua rossa e velenosa i tunnel collassano inghiottendo ampie aree di terreni strade ed edifici, le colline dei sedimenti e degli scarti di miniera disperdono polveri tossiche nell'area.  Nel 1970 chiudeva l'ultima miniera ed iniziava l'esodo.




 Con l'inizio della guerra fredda e in piena ripresa economica, intorno agli anni 50 del novecento si è forse compiuto uno dei più gravi disastri ambientali dell'umanità.
Un doppio danno, non del tutto ancora indagato, che ha visto coinvolto il lago Aral un grande specchio d'acqua al confine fra Uzbekistan e Kazakistan.
L'immenso specchio d'acqua salata, un tempo sul percorso della via della seta. Il suo nome in lingua kirghisa significa mare delle isole.
Quando veniva visitato dalle grandi carovane in transito la sua superficie superava i 68.000 km², oggi è solo una landa desolata, un deserto salato e, forse (è da indagare a fondo), gravemente e pericolosamente contaminato.
Negli anni 50 si cominciò ad utilizzare l'acqua per l'industria e per l'irrigazione delle enormi coltivazioni di cotone che si era deciso di sviluppare nell'area circostante già da quasi un secolo.
Infatti il blocco delle esportazioni di cotone avvenuto con la guerra civile americana aveva indotto la Russia ad iniziare la coltivazione del cotone in queste aree.
Gli eventi bellici e la tensione della guerra fredda hanno ulteriormente accelerato gli eventi.
Gli apporti d'acqua al grande lago vennero rapidamente esauriti, i terreni circostanti sfruttati in maniera intensiva ed inappropriata, rapidamente inaridirono, il lago cominciò a ritirarsi cominciando a mostrare in modo ancor più evidente l'errore delle scelte effettuate.
Le attività ittiche e di navigazione pian piano andarono scomparendo lasciando carcasse di navi e arrugginite, disseminate su una vasta area.

Nel panorama fortemente competitivo della guerra fredda, si pensaro e spesso svilupparono trovate spesso tutt'altro che geniali, su uno e l'altro fronte. Una competizione globale dallo sport alla scienza.
Così nel "mare delle isole", il quarto mare interno più grande del pianeta, gli scienziati sovietici decisero di installare una loro base operativa dove effettuare esperimenti biochimici all'aria aperta utilizzando micidiali virus e batteri quali peste, vaiolo, antrace da altri.
L'isola di Vozrozhdeniye la più interna e centrale sembrò la più adatta e meglio protetta per realizzare un laboratorio avanzato di guerra biochimica, così oltre al disastro ecologico, causato dal prosciugamento del lago, si aggiunse oggi anche l'ulteriore danno legato al laboratorio sull'isola.
L'isola un tempo protetta ed irraggiungibile oggi, non solo è stata abbandonata, ma anche le acque che rendevano difficile raggiungerla, ritirandosi hanno reso estremamente semplice raggiungerla.
Non è ben chiaro cosa vi sia e quali potenziali pericoli siano nascosti nel suo sottosuolo.
Abbandonata rapidamente con il crollo dell'impero sovietico, oggi è un'isola fantasma, dove le strutture dei vecchi laboratori versano in stato di completo abbandono e cose materiali testimoniano il rapido e frettoloso abbandono della struttura.
Teorie, supposizioni ed ipotesi si affacciano qua e là fra le pagine dei giornali o fra le righe di qualche blog.
Non è tuttavia chiaro quali e quanti pericoli possano essere ancora celati sull'isola.
Un dato certo tuttavia e inconfutabile è l'enorme disastro ambientale che ha colpito il lago e l'area circostante producendo inoltre elevati livelli di povertà, i pesticidi usati un tempo in modo massiccio sono restati sul terreno ed ora vengono trasportati lontano dal vento rendendo l'aria irrespirabile.
Il grave impoverimento del suolo ha reso quasi sterile il terreno e solo qualche sterpaglia cresce nella vasta pianura.
Nella popolazione locale si registrano un'alta incidenza di cancro, tubercolosi e anemia.




Sul fronte americano le ricerche e le disinvolte iniziative intraprese durante la guerra fredda hanno portato l'oceano Pacifico a divenire il palcoscenico di non invidiabili esperimenti.
L'atollo di Enewatok dell'arcipelago Malik, arcipelago, già scenario di molte battaglie del conflitto americano-giapponese durante la seconda guerra mondiale divenne subito dopo la fine della guerra il banco di prova di alcuni dei più terribili ordigni nucleari mai costruiti.
Le isole Marshall divennero il luogo preferito in cui sperimentare l'incredibile potenza di questa nuova energia che l'uomo aveva appena scoperto.
Una serie di esplosioni si protrassero fino al 1986. Anche se negli ultimi decenni l'attività si ridusse drasticamente.
Dal 1948 al 1958 si intraprese un piano di evacuazione degli atolli da parte degli abitanti locali.
Un'evacuazione che vide coinvolti persino i cadaveri dei soldati statunitensi caduti durante la seconda guerra mondiale, il tutto per evitare che venissero coinvolti nei test nucleari.
L'isola di Enewatok fu teatro da sola, di ben 43 test, purtroppo non tutte queste isole ed isolotti furono così fortunate da sopportare ulteriori prove o rimanere a testimoniare questa folle corsa atomica.
L'isolotto di Elugelab venne cancellato dal pianeta durante le sperimentazioni con la bomba all'idrogeno.
Operation Sandstone, Operation Greenhouse, Operation Ivy Operation Redwing, Operation Hardtack I, una serie di nomi pittoreschi hanno identificato i vari periodi e le varie fasi di sperimentazione.
A partire dagli anni 70 gli Stati Uniti hanno iniziato un tentativo di bonifica dell'area contaminata.
Tutti detriti radioattivi delle esplosioni nucleari vennero raggruppati in un unico sito, in un enorme cratere e quindi il tutto sigillato e coperto con un enorme coperchio in cemento armato di forma sferica.
100.000 m² di materiali coperti da 358 pesanti pannelli di cemento.
Il "fortunato" sito scelto per raccogliere tutti i residui della bonifica fu l'isolotto di Runit dove si realizzò il Cactus Dome.
Tentativi tuttavia non completamente risolutivi che hanno portato gli Usa a spendere oltre 250.000 milioni di dollari per cercare di risanare l'intera area a cui vanno sommati quasi una decina di milioni di dollari che annualmente vengono spesi per programmi di istruzione e per la sanità per gli abitanti delle isole Marshall, che tornati 1980, lamentano disagi di salute intentando causa al governo federale per essere risarciti dei danni loro recati.