Nel biennio 1966-1967 vennero mandate ben cinque sonde orbitali a riprendere la superficie lunare ad una distanza di circa 30 miglia dalla superficie.
Immagini scattate da fotocamere Kodak ed impresse su pellicole da 70 mm che venivano sviluppate a bordo e poi acquisite mediante un dispositivo tipo fax.
La pellicola acquisita in strisce diveniva un "framelets" inviati quindi verso le stazioni di terra situate in Australia, Spagna in California.
Una trasmissione analogica con segnali modulati che raccolti dalle stazioni di terra veniva registrato su nastro insieme ai commenti e osservazioni, volontarie e non, degli operatori della NASA.
I satelliti venivano poi i fatti schiantare sulla superficie lunare.
Progetti coraggiosi, idee brillanti ed innovative erano caratteristiche identificative della NASA in questo periodo pionieristico e molte delle idee e delle tecnologie sviluppate finirono poi a beneficio di altre agenzie governative americane che avevano tutt'altri interessi e obiettivi.
Le riprese aeree ad esempio contribuirono enormemente allo sviluppo dello spionaggio e della sorveglianza satellitare.
Nonostante le foto fossero registrate ad alta definizione dovevano poi essere proiettate e ristampate su carta talvolta con dimensioni così grandi che erano necessarie ampie pareti, come magazzini e persino di chiese per poter essere appese.
Foto sgranate, si, ma sufficienti a valutare possibili zone per lo sbarco di quella prima missione umana che da lì a poco sarebbe dovuta avvenire.